Arles, io non vengo (di nuovo): cronaca di un’assenza annunciata

Carlos Idun-Tawiah, Many Reasons to Live Again / De nombreuses raisons de vivre à nouveau, 2022 Les Rencontres d’Arles 2026, Manifesto

C’è gente che ha la sindrome dell’impostore. Io ho la sindrome dell’assente cronica.

Ogni anno, puntuale come le tasse e le zanzare di agosto, arriva il comunicato: le Rencontres d’Arles aprono i battenti, quaranta mostre, decine di progetti diffusi, un’intera città romana che si traveste da museo a cielo aperto per un mese e mezzo. E ogni anno io leggo la notizia dal divano di Grosseto, con la stessa faccia di chi guarda gli amici partire per le vacanze alle Maldive all-inclusive.

Quest’anno la scusa buona ce l’hanno pure loro: la 57ª edizione si intitola “Des mondes à relire”, mondi da rileggere, un tema che, diciamocelo, sembra scritto apposta per prendermi in giro. Io i mondi li rileggerei pure, il problema è che continuo a rileggere lo stesso, quello dove non parto.

Il programma che non vedrò dal vivo (ma conosco a memoria)

Il direttore Christoph Wiesner ha parlato di uno spazio per accogliere “la complessità e la sensibilità”, di uno sguardo che non vuole addolcire la realtà ma restituirle profondità. Belle parole. Vere pure. E io le leggo su uno schermo invece che respirarle tra le pietre dell’anfiteatro romano, il che è un po’ come leggere la recensione di un ristorante stellato mentre mangi un panino al bar sotto casa.

Il manifesto di quest’anno è firmato da Carlos Idun-Tawiah, fotografo ghanese, e ritrae un ragazzo in bicicletta che sorride alla macchina fotografica: la sua famiglia passeggia sullo sfondo, colori tenui, atmosfera serena. Un’immagine che promette calma e apertura. Io, guardandola dal telefono, provo tutt’altro: la calma rassegnazione di chi sa già come andrà a finire anche quest’anno.

Tra i capitoli del programma c’è “Ghana!”, dedicato alla fotografia come strumento di costruzione dell’identità nazionale dopo l’indipendenza. C’è “Traversées”, con Bruno Boudjelal che racconta un viaggio fotografico dal Marocco al Sudafrica. C’è persino una sezione sul mondo vivente, “Vies sensibles”. Insomma, il festival attraversa continenti, epoche, specie viventi. Io attraverso, nella migliore delle ipotesi, il centro di Grosseto per andare a comprare il pane.

E poi c’è il centenario di William Klein, uno dei padri della fotografia di strada, e uno dei miei fotografi preferiti, che il festival celebra con proiezioni del suo film cult Qui êtes-vous, Polly Maggoo?. Klein rivoluzionò il modo di fotografare la città, il caos, la gente per strada. Io, in compenso, posso rivoluzionare la posizione dei cuscini del mio divano!

Il vero motivo per cui non ci vado (spoiler: non è il biglietto del treno)

Potrei dire che è colpa degli impegni, delle mostre da curare qui, dell’associazione da mandare avanti. Tutto vero, tutto sacrosanto. Ma la verità, quella vera, è che Arles è sempre maledettamente d’estate, e d’estate io mi muovo mal volentieri: vuoi il caldo, vuoi le code interminabili. E poi c’è il nodo vero: da sola non mi va di andare, e con altri non riesco mai a organizzarmi.

Quindi eccomi qui, a raccontarvi di un festival che non ho visto, con l’entusiasmo di chi l’ha visto tutto sui social di altri fotografi più organizzati di me, quelli che postano la foto della cappella romanica trasformata in galleria con la caption “un’altra giornata magica ad Arles” mentre io rispondo con un cuoricino e una fitta di invidia sana.

E allora perché scriverne, se non ci vado?

Perché anche l’assenza, alla fine, è un modo di guardare la fotografia. Arles mi costringe ogni anno a informarmi, leggere, curiosare, scoprire nomi nuovi che altrimenti non avrei mai incrociato — quest’anno, per esempio, Meghann Riepenhoff e i suoi cianotipi fatti con l’acqua di fiume, o Lara Tabet che stampa batteri su pellicola fotografica color. Roba che non avrei mai cercato se non fosse per questo festival che mi ricorda, puntuale, che il mondo della fotografia è molto più grande del mio studio.

Quindi no, non vado ad Arles nemmeno quest’anno. Ma leggo, scrivo, e mi consolo pensando che le mostre restano aperte fino al 4 ottobre. Tecnicamente c’è ancora tempo. Tecnicamente.

(Se qualcuno di voi ci va, mi mandi almeno una cartolina. O meglio: una Polaroid. Ne so qualcosa, quest’anno.)

https://www.rencontres-arles.com/en

  • Carlos Idun-Tawiah, Many Reasons to Live Again / De nombreuses raisons de vivre à nouveau, 2022 — fotografia utilizzata come manifesto ufficiale della 57ª edizione delle Rencontres de la Photographie d’Arles (6 luglio – 4 ottobre 2026), con la gentile autorizzazione dell’artista e della Galería AltaL’artista ghanese Carlos Idun-Tawiah firma il manifesto di questa 57ª edizione delle Rencontres de la photographie d’Arles. The Eye of PhotographyArles

Immagine riprodotta a titolo di citazione per finalità di critica, discussione e insegnamento, ai sensi dell’art. 70 della Legge 633/1941. © Carlos Idun-Tawiah, con l’aimable autorisation de l’artiste et de la Galería Alta — tutti i diritti restano in capo agli aventi diritto.