MOSTRE 2025 DOROTHEA LANGE

Vite, storie ed esperienze immortalate negli scatti di Dorothea Lange, diventate simboli senza tempo, che ci invitano ancora oggi a riflettere sul significato della condizione umana attraverso lo sguardo di una delle più grandi fotografe del secolo scorso.

La mostra, promossa dal Comune di Perugia in collaborazione con CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia di Torino e con il supporto di Le Macchine Celibi soc. Coop., gestore dei servizi museali, è curata da Walter Guadagnini e Monica Poggi.

Sarà possibile visitarla fino al 23 marzo, dal martedì alla domenica, dalle 10 alle 18. Ogni sabato alle 17 si terrà una visita guidata inclusa nel costo del biglietto.

Non ho mai avuto la possibilità di vedere le foto di Dorotea Lange in mostra, penso proprio che valga la pena andare a Perugia.

Ho un particolare interesse per la fotografia “al femminile”, lo so bruttissimo termine, sono d’accordo con voi, ma è così che i più distinguono il lavoro delle fotografe … ed io mi adeguo, tanto per capirsi.

Due in particolare, sono le foto iconiche scattate da Dorothea Lange

Migrant Mother

Fu scattata dalla Lange a Nipomo, nell’Imperial Valley, nei primi giorni di marzo del ‘36: la fotografa stava transitando con la sua auto nei pressi di un campo che ospitava oltre duemila braccianti impiegati nella raccolta dei piselli precoci. Appena fuori dal campo, in una tenda improvvisata sul bordo della strada, la Lange nota una donna con alcuni bambini; riprende la scena da lontano, poi si avvicina e dopo aver scambiato qualche parola con lei scatta ancora quattro foto

“Seguivo l’istinto, non la ragione; guidai in quel campo bagnato e fradicio e parcheggiai la macchina come un piccione viaggiatore. Vidi e mi avvicinai alla madre affamata e disperata, come se fossi attratto da una calamita. Non ricordo come le spiegai la mia presenza o la mia macchina fotografica, ma ricordo che non mi fece domande. Feci cinque esposizioni, lavorando sempre più vicino dalla stessa direzione.”

Intervista a Dorothea Lang

La Lange scatta 6 foto, avvicinandosi sempre più ai soggetti cercando la giusta composizione per raccontare la storia. Il secondo fotogramma raramente menzionato dalla Lange, è probabilmente il primo scatto, successivamente La Lange mette in posa i soggetti fino ad arrivare alla foto iconica che conosciamo

Il primo fotogramma è sicuramente il primo tentativo di mettere in posa la famigli, ma la figura della figlia grande può non creare così empatia, ricordatevi che lo scopo delle foto della Lange era sensibilizzare l’America sulla tragedia della grande depressione rurale.

Nel terzo fotogramma la Lange compone la foto rimandando ai classici dell’arte pittorica “della madonna che allatta il bambino Gesu”

Il quarto fotogramma benché sia molto empatico, ha come errore di composizione il palo che taglia la testa al piccolo .

Il quinto fotogramma è quello giusto, la composizione è perfetta e inoltre la Lange ha l’intuizione di porre in primo piano un piatto vuoto che simboleggia lo stato di indigenza della famiglia.

Ma c’è ancora uno scatto, che poi è quello che ha più potenza visiva, fa girare di spalle i due bambini, comunicando ancora un’idea di famiglia ma dando rilevanza al volto e allo sguardo della madre che sembra scrutare preoccupata in lontananza. Questa faccia è così importante che la Lange fa sì che la donna poggi la sua mano al mento così che il braccio la indichi. Qualunque cosa avesse distratto l’attenzione dal viso avrebbe danneggiato la potenza delle immagini, cosa che spiega perché la Lange avrebbe ordinato ad un assistente di Stampa di rimuovere il pollice dell’altra mano con cui si tiene al palo.

Tutte queste manipolazioni, ci dicono quanto di poco spontaneo ci sia in questa iconica fotografia di documentazione della realtà, ma per quanto mi riguarda il processo creativo della Lange per arrivare a quella che fu la foto che di fatto smosse le coscienze, dona un valore aggiunto alla grandezza di Dorothea Lunge

L’altra foto iconica scattata dalla Lange si intitola

White Angel Breadline, San Francisco

White Angel Breadline è la mia fotografia più famosa. L’ho scattata il primo giorno in cui sono uscito in una zona in cui la gente diceva, ‘Oh, non andarci.’ È stato il primo giorno in cui ho scattato una fotografia per strada.”

Portando con sé il fratello Martin per farsi aiutare, Lange esplorò le strade del Mission District di San Francisco, piene di senzatetto, affamati e disoccupati. Temeva di far arrabbiare i suoi soggetti invadendo la loro privacy. Temeva che la sua grande macchina fotografica li avrebbe spaventati, che il suo processo sarebbe stato troppo lento e che sarebbe stata accusata di violare la loro dignità. Ma nessuno sembrava accorgersi di lei. Nemmeno l’uomo con la tazza di latta, che si voltava dall’altra parte rispetto agli altri sulla White Angel Breadline. Curvo sulla ringhiera con il cappello che nascondeva il suo viso emaciato, sembrava perso. Lange era una novellina della fotografia di strada, ma non del cogliere l’attimo: “… Ho visto qualcosa, l’ho compreso e l’ho avuto”.

Ciò che Lange “aveva” era un’immagine inquietante ma bellissima che sarebbe diventata la rappresentazione del volto della Grande Depressione: la stanchezza indicata dalla postura dell’uomo, il vuoto della sua tazza, la sua individualità oscurata dalla tesa bassa del suo cappello e il suo isolamento dagli altri poveri, tutto si aggiungeva a un ritratto toccante ma rispettoso della disperazione e della disperazione.

Dorothea Lange.

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Mostre 2025 Franco Fontana. Retrospective

Franco Fontana. Retrospective

13/12/2024 – 31/08/2025

Museo dell’Ara Pacis

Roma

Non è la prima e non sarà sicuramente l’ultima Retrospettiva del grande Maestro Franco Fontana 

Ho avuto la possibilità di vedere la mostra Curata da Denis Curti a San Gimignano (Si) nel lontano 2015 “Full Color”, in mostra i paesaggi di Franco Fontana 

Non era una retrospettiva ma un percorso fotografico sul colore di Fontana. Mi piacque molto e tengo nella mia libreria come un trofeo il catalogo della mostra firmato dal Fotografo 

Un piccolo consiglio, acquistate sempre i cataloghi delle mostre che visiterete o anche delle mostre che volevate vedere e che non ne avete avuto la possibilità. I cataloghi sono sempre soldi ben spesi 

Dal 13 dicembre 2024 al 31 agosto 2025

al Museo dell’Ara Pacis a Roma 

sarà visitabile la mostra Franco Fontana. Retrospective, a cura di : Jean-Luc Monterosso, promossa da Roma Capitale. 

Si tratta della prima grande monografica dedicata a Franco Fontana, uno dei più grandi fotografi italiani del Novecento, che ha rivoluzionato il linguaggio della fotografia a colori.

Attraverso una selezione di oltre 200 fotografie e muovendosi in spazi immersivi, tra particolari installazioni e video, si scoprono infinite possibilità ottiche: in un’alternanza di inquadrature ardite, profondità di campo ridotta e inquadrature dall’alto, si possono ammirare immagini astratte e minimaliste caratterizzate da una giustapposizione di colori brillanti e da forti contrasti.

E seppure temi come gli skyline, i paesaggi e l’architettura urbana, continuino a ricorrere rendendo vano qualsiasi tentativo di cronologia, Franco Fontana rinnova costantemente il suo lavoro. Dalla diapositiva alla polaroid al digitale, seguirà gli sviluppi tecnici della fotografia continuando sempre a sperimentare.

Il percorso espositivo curato da si apre con una veduta grandangolare di Praga, usata come copertina della rivista Time Life e del quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine 

Praga 1967

e con un ritratto di Franco Fontana realizzato da Giovanni Gastel. 

La mostra è caratterizzati da una forte geometria e dall’essenzialità degli elementi, introdotti da immagini che esaltano la fotografia a colori negli anni 1960-1970. La mostra prosegue con una serie di scatti di paesaggi naturali catturati nelle varie sfumature delle quattro stagioni: mare, neve e pianure verdeggianti che culminano nella celebre immagine Puglia 1978

Puglia 1978

Il percorso di visita continua con fotografie che rappresentano il sapiente studio sull’ombra del maestro. La sezione si apre con un vintage dalla serie Contact Theory 1979 con un intero rullino in bianco e nero. Queste opere introducono una serie di rari scatti realizzati in Francia e in Asia che catturano persone in contesti urbani come Parigi 1994 e Tokio 1983.
Nella stessa area ci si immerge letteralmente in piscina, scoprendo l’arte della fotografia negli spazi acquatici. Per Franco la piscina è soprattutto un’occasione per esaltare la bellezza delle forme femminili, in un vibrante elogio delle curve.

Swimming pool, 1984

Questa sensualità discreta troverà nelle Polaroid la sua massima espressione.

In mostra anche un’incursione nella vita privata del maestro. In esposizione, infatti, una riproduzione dello studio di Fontana. 

Partendo dai paesaggi urbani e dalle strade, Fontana aggiunge personaggi e ombre, talvolta modificandone i colori e  accentuandone i contrasti come inHouston 1986 dalla serie People per poi ammirare una serie di scatti dalla serie Luce Americana e Frammenti.

New York 1986

Un’area del percorso è interamente dedicata all’esposizione di rare polaroid e polaroid transfer utilizzate come “appunti visivi”  

Al centro della sezione successiva si alternano diverse opere dedicate all’autostrada, all’asfalto, alle automobili.

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Phoenix 1979

A seguire, viene presentato un autoritratto del fotografo arricchito dalla sua biografia e, proseguendo nella visita, è possibile ammirare un interessante selezione di nudi femminili, le cui curve sono accentuate da veli e panneggi, accostati a fotografie delle statue del Cimitero di Staglieno, dalla serie Vita Nova.

L’ultima sezione della mostra, che si sviluppa lungo l’esteso corridoio del museo, accoglie fotografie dedicate alla moda, alle numerose pubblicità e realizzate in occasione di commissioni private. 

Catalogo della mostra da acquistare

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XAN PADRÓN

Time Lapse. Melrose, Los Angeles, California, 2019

Xan Padrón è un fotografo spagnolo che vive a New York

È noto per il suo progetto tuttora in corso di una serie di fotografie che ha iniziato nel 2011, “Time Lapse”, in cui seleziona una posizione urbana con uno sfondo distintivo e cattura una varietà di individui che passano nello stesso punto. Padrón quindi impila senza soluzione di continuità queste immagini in una griglia
In Time Lapse, Xan Padrón posiziona la sua macchina fotografica in uno spazio inosservato e, nell’arco di due ore, fotografa una sequenza di persone che passano davanti a un muro unico. Time Lapse è un progetto vivente che include ritratti sociologici di città come New York, Londra, Pechino, Sydney, Trinidad, Berlino, Parigi o Medellín. 

Time Lapse. West Palm Beach., 2018

Trovo queste fotografie estremamente interessanti, perché ciò che funziona è la ripetitività dei soggetti, la serialità che permea tutto il progetto.

È un’idea semplice, ma di grande effetto. Abbiamo avuto nella storia della fotografia più di un esempio di fotografie composte da fotogrammi seriali, uno su tutti, gli studi di movimento di Eadweard Muybridge

La foto era lì, a disposizione di tutti, acquattata nella memoria collettiva. Questo è uno di quei progetti che quando lo guardi ti viene da dire: “mannaggia! questa foto potevo farla anch’io“.

Quanti scatti ho nei miei archivi di persone che transitano in luoghi che hanno catturato la mia fantasia, eppure mai ho pensato di creare un progetto del genere, geniale nella sua semplicità.

Già potevo farla anch’io, potevate farla anche voi, di fatto l’ha scattata Xan Padrón, ed a lui va tutta la mia ammirazione

APPUNTI FOTOGRAFICI


Finalmente mi sono decisa ad aprire un blog personale da condividere con chi è appassionato come me di arte fotografica

L’educazione allo sguardo è da sempre una necessità imprescindibile nella mia carriera di Fotografa

Studiare storia della fotografia, analizzare gli scatti dei maestri, acquisire fonti storiche, raccogliere materiale di qualsiasi genere inerente alla fotografia, è sempre stato per me il punto di partenza nella realizzazione di un Progetto fotografico

In questo blog condividerò i miei appunti, le mie riflessioni, le mie esperienze, nella speranza che siano di ispirazione

“Ciò che rende la fotografia una strana invenzione è che le sue materie prime sono la luce e il tempo.” 

– John Berger